La Felicità su ROCKOL

Direttamente dalla penna del berlinese, ma attualmente toscano, emerito prof. Ugo Sette ecco un articolo tutto musicale dedicato al libro “La felicità è facile” uscito su ROCKOL

Con il grande augurio che questo studio sia per lui lo sblocco che attendevamo per il nuovo romanzo, Sette ha fatto un lavoro di fino andando a scovare canzoni, artisti, dischi e molto altro nascosto nel libro di Massimiliano Nuzzolo.

“La felicità è facile” di Massimiliano Nuzzolo, un libro che suona bene

“La felicità è facile” di Massimiliano Nuzzolo non è un libro “musicale”, va detto subito. Non è dedicato a questo o quel musicista. E’ un libro ricco di interpretazioni e stratificazioni, che a leggerlo “suona” – e lo fa decisamente bene.
L’autore, d’altra parte, ha sempre amato dichiaratamente la musica: produttore indipendente di svariati artisti come Soluzione (figliocci del fu filosofo Sgalambro), Trans, Kyrie, Jacopo Gobber, Circo San Vito, ecc.,  da scrittore – come per Tondelli, uno dei suoi maestri nominati – la musica è presente nel tessuto stesso di tutti i suoi libri. Cito “L’ultimo disco dei Cure”, Continua a leggere “La Felicità su ROCKOL”

FRATTURE su DARKITALIA

cover_nuzzolo1Lunaria di Darkitalia recensisce il romanzo “Fratture” e intervista il ns Massimiliano Nuzzolo.

Clicca qui per leggere l’intervista

La recensione:

“Fratture” (edito da Italic/PeQuod), romanzo di Massimiliano Nuzzolo, autore veneto, già apprezzato per i suoi libri (“L’ultimo disco dei Cure” per Sironi, “La musica è il mio radar” -in cui ha riunito grandi autori italiani e stranieri- per Mursia, “I Nuovi Sentimenti” per Marsilio, col contributo di nomi quali Scarpa, Bugaro, Franzoso, Trevisan, Mozzi) è un racconto di introspezione psicologica ed esistenziale, nell’intimo dei protagonisti principali, Thomas e Elisa, e del loro amore (? o è qualcosaltro? Forse due solitudini che si incontrano?) e nelle esistenze di quanti si trovano a condividere la loro vita.
“Fratture” si muove tra dialoghi ridotti all’osso (metafora della precarietà che ha eroso anche i rapporti umani ?) e ampi monologhi interiori, dove a prevalare, oltre alle istantanee dei pensieri, sono anche gli eventi: così, anche singoli gesti semplici come paralre al telefono o rimettere in ordine la propria camera, si tramutano in odissea alla ricerca di sè. Thomas, che ha perso la memoria a seguito di un incidente, e per il quale tutto ciò che aveva a che fare, nella sua vita, pochi mesi prima, ora, gli sembra inconsistente, ed Elisa che vive in un solipsismo che solo accidentalmente sfiora le vite altrui, morbosamente attratta dalla dissezione corpo-anima.
Thomas e Elisa, che si conoscono tramite telefono, a seguito di un annuncio.
[…]
Il romanzo prosegue come un’analisi tra veglia e sonno, tra quotidianità banale, meccanica e ripetitiva (i discorsi al bar, per strada, col postino, con gli amici, con i vecchi di quartiere…) e straordinaria vivacità nei monologhi fendenti dei personaggi.
In certi frangenti sembra di trovarsi di fronte ad una farsa teatrale, quali che i nostri personaggi recitassero un testo di Beckett: a prevalere sono spesso le conclusioni grottesche e da non-sense, in piena linea con il tema dell’Assurdità e la Noia di vivere, temi cari a Beckett, Camus e Moravia .

“Colpo d’oppio” di Ugo Sette su RUMORE

SOLUZIONE su ONDAROCK!

Con onore segnaliamo una splendida e particolareggiata recensione de “L’esperienza segna” dei Soluzione firmata dal  letterato e critico musicale Vincenzo Dente.

SOLUZIONE L’esperienza Segna

 2012 (Jost / Audioglobe) | alt-rock

 

Quando si ha tra le mani un disco come questo dei Soluzione si percepisce immediatamente quanto un “prodotto” possa essere colmo di significati di varia natura. Innanzitutto la copertina, costituita da più che un richiamo al “Barry Lyndon” di Stanley Kubrick, come il numero delle canzoni e delle bonus track (tredici sono i film di Kubrick, tre i suoi corti); in secondo luogo, la grafica interna, in linea con la cover, nella sua alternanza tra bianco e nero, con macchie di rosso e con immagini cinematograficamente evocative. Una lettura, anche approssimativa (del tutto sconsigliata) dei testi, poi, definisce chiaramente i contorni filosofico-letterari delle parole per musica… Continua a leggere su OndaRock
 

Con immenso piacere segnaliamo la prima rece a COLPO D’OPPIO del ns piccolo Ugo Sette

“Colpo d’oppio”, ovvero il dissacrante mondo dell’Alieno Ugo Sette.“Colpo d’oppio”, ovvero il dissacrante mondo dell’Alieno Ugo Sette.

Lente d’ingrandimento sul vuoto gioco di ruoli della società Italiana. di Monica Serra

 “Believing the strangest things, loving the alien”.

E’ con le parole di David Bowie, che Ugo Sette ci introduce alle avventure tragicomiche del suo protagonista, Ugo, alieno in una città di extraterrestri nel Nord-Est Italia dominato dal pensiero Leghista. Compresi entrambi nell’opera “Colpo d’oppio”, i due romanzi “L’Alieno” e “L’importanza di chiamarsi Ugo- a me (mi) piace la morte perché mi fa capire che sono vivo”, descrivono con ironia tagliente il vuoto culturale ed esistenziale in cui è sprofondata l’Italia contemporanea. Q., non è un semplice richiamo Kafkiano per indicare la città in cui Ugo vive, ma è anche la rappresentazione dell’Italia stessa, con tutte le sue contraddizioni, le sue manie e le sue paure.
Ugo è l’Alieno che ci mostra l’assurdità della nostra società. Inventore e, occasionalmente, studente Universitario, ne “L’Alieno” il protagonista si ritrova, suo malgrado, coinvolto in un grottesco processo, accusato di aver ucciso un cane, se pure per legittima difesa.
In un susseguirsi di battute e testimonianze, la colpa di Ugo prende le forme di una rappresentazione dell’assurdo, in cui tutti i nodi della sua vita vengono riportati in scena: dall’ex-ragazza, al vicino impiccione, all’amico pusher, fino all’innamorato della nonna da poco deceduta. Ugo viene descritto come un’anima insensibile, incapace di mostrare il dolore per la morte con segni concreti, come le lacrime. E proprio la morte diviene l’unica chiave tramite cui riabilitare il senso della vita. Ugo, insieme all’unico personaggio positivo, Marzio, sfida una società ipocrita, che tenta di esorcizzare la morte nascondendola dietro falsi riti. Se esiste un significato dell’esistenza umana, Ugo lo ricerca nell’ossessiva analisi dei cadaveri.
La morte è una cosa strana. Vogliamo abituarci a morire ogni giorno, nemmeno fossimo allievi di Seneca. Però stare vicini a un morto è bello, perché senti la vita e puoi capire cosa ti perdi ma pure ciò che non hai.
In un richiamo all’esistenzialismo de “Lo Straniero”, di Albert Camus, Sette colora i pensieri del suo Ugo di un sarcasmo nero, dietro cui si nasconde una riflessione profonda sul modo in cui “essere” e “apparire” si riflettono nella società, in uno specchio deformante.
“L’importanza di chiamarsi Ugo”, chiaro riferimento ad Oscar Wilde, è il prequel de “L’Alieno”, in cui l’animo di Ugo è quello ancora ingenuo, innocente, non ancora macchiato dall’insensatezza della vita. Con acuta ironia, il protagonista si fa beffa dei finti maestri della comunità in cui viviamo, mescolando allo scherno, la tenerezza dello sguardo di un ragazzo, che tenta di svincolarsi dalle grinfie di un’Italia in cui il premier può affermare impunito, “Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze”. Passo dopo passo i pensieri di Ugo prendono una forma sempre più precisa, e il suo sguardo cinico e profondo diviene più definito. Gli assoli di chitarra elettrica lasciano il posto all’amore per l’invenzione, nel tentativo di fare qualcosa di buono per il genere umano. Brillante, esilarante, e a tratti malinconico, Sette descrive un mondo dell’assurdo, grottesco e insensibile, in cui Ugo l’Alieno rappresenta la sola umanità possibile in un mondo di extraterrestri. Ma questi sono solo gli “Appunti per un mondo migliore”. Ashes to ashes, funk to funky.

Verdetto:Lettura sottile e divertente che conduce con leggerezza ad un’analisi acuta della società Italiana.

Leggi l’articolo sul sito